28-05-2019

Il Rinascimento parla Ebraico

Il Rinascimento, uno dei periodi cruciali della storia culturale della Penisola, decisivo per la formazione dell’identità italiana,  ci svela i dettagli della presenza degli ebrei e il fecondo dialogo culturale con la cultura cristiana di maggioranza attraverso opere pittoriche di Andrea Mantegna, Vittore Carpaccio, Ludovico Mazzolino e del Sassetta, dove spuntano a sorpresa significative scritte in ebraico, manoscritti miniati, come la Guida dei perplessi di Maimonide (1349), l’Arca Santa lignea più antica d’Italia o il Rotolo della Torah di Biella. Nel Rinascimento gli ebrei c’erano, attivi e intraprendenti, a Firenze, Ferrara, Mantova, Venezia, Genova, Pisa, Napoli, Palermo e ovviamente Roma. A periodi alterni accolti e ben visti, con un ruolo non secondario di prestatori, medici, mercanti, oppure oggetto di pregiudizio. Interpreti di una stagione che racchiude in sé momenti armonici e br usche cesure. Ricostruire tale intreccio significa riconoscere il debito della cultura italiana verso l’ebraismo, un ulteriore capitolo di testimonianza del dialogo complesso, talvolta fruttuoso, pur non privo di ombre, tra minoranza, il gruppo ebraico, impegnato nella difficile difesa della propria specificità, e maggioranza. Una lezione preziosa che l’Italia raccoglie dalla sua storia per offrirla al presente, a un’Europa sempre più multiculturale e chiamata a interrogarsi sulle proprie radici.

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